Storia
La città di Teramo (265 m s.l.m.), capoluogo di provincia abruzzese insieme a Chieti e Pescara, sorge sulla piana formata dal fiume Tordino e dal suo affluente, il torrente Vezzola, equidistante dal Gran Sasso d'Italia e dall'Adriatico.
La Petrut o Pretut fenicia, nata come emporio commerciale, poi Interamnia Praetutianorum romana (III secolo a.C.), che acquisì splendore architettonico e raffinatezza culturale sotto l'imperatore Adriano, deve il nome proprio ai due corsi d'acqua che la delimitano e riunendosi poco dopo l'abitato lo collegano al vicino mare. Con la caduta dell'Impero romano (476) la città, distrutta dai Visigoti (410) e in seguito incendiata (XII secolo), dominata dai Longobardi (VII-XII secolo) e poi dai Normanni, attraversa momenti difficili. La rinascita comincia quando il vescovo Giulio II fa ricostruire la Cattedrale bruciata e si conferma sotto Federico II. Dopo che Carlo I d'Angiò divide l'Abruzzo in Citeriore e Ulteriore, Teramo (inclusa nell'Ulteriore) si arricchisce di ulteriori monumenti, tra i quali spiccano il portico del Palazzo Vescovile e il portale della Cattedrale (XIV secolo). Nel XV secolo la crescita economica e culturale viene nuovamente ostacolata dalla rivalità tra la famiglia dei De Melatino (fazione degli Spennati, cosiddetti perché furono quelli che ebbero la peggio e rimasero come uccelli senza piume) e dei De Valle (fazione dei Mazzaclocchi, da "mazzaclocca", la mazza che usavano come arma), caratterizzata da atti di estrema violenza; la "esemplare" impiccagione di 13 Spennati viene ricordata da uno scudo di pietra sul quale sopra due teste con la lingua fuori compare la scritta "A lo parlare agi mesura". La leggenda narra che furono le donne teramane a porre fine all'assurda guerra, proclamando uno sciopero degli affetti. Nonostante i disordini interni, nel corso del '400 a Teramo operano grandi artisti (Jacobello del Fiore, Nicolò da Guardiagrele) e vengono intensificati i rapporti commerciali con l'Umbria, la Toscana e Venezia. Fino all'Unità d'Italia (1861) la città segue le sorti del Regno di Napoli e subisce l'occupazione austriaca e francese (XVIII secolo). Nel XIX secolo, con la costruzione dei ponti sul Vezzola e sul Tordino e l'abbattimento di gran parte della cinta muraria, Teramo assume gradualmente l'aspetto odierno.
La crescita del settore agroalimentare, supportata dall'introduzione di colture biologiche e dalla specializzazione dell'allevamento, e la riscoperta del proprio ruolo storico, che apre alla possibilità di uno sviluppo turistico-culturale (favorito dalla vicinanza al Parco Nazionale del Gran Sasso), fanno oggi di Teramo una città in evoluzione.
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