StoriaLa fondazione della città si perde nell’oscurità dei tempi antichi, dove la storia tende a confondersi con il mito. La nascita di Napoli è infatti legata al culto della sirena Partenope. L’area circostante era stata colonizzata dai greci, che intorno al 725 a.C. avevano fondato Cuma. Secondo Livio la colonia di Partenope sorse in seguito all’espansione di Cuma (650 a.C.) verso la collina di Pizzofalcone e l’isoletta di Megaride, dove attualmente sorge Castel dell’Ovo. Un’altra versione fa risalire la presenza greca all’arrivo dei rodi, intorno al IX secolo a.C. A causa della minaccia delle numerose popolazioni vicine, il nucleo originario venne comunque spostato verso l’interno per una maggiore sicurezza e denominato Neapolis (città nuova), in opposizione alla precedente Palaepolis (città vecchia). Dopo un periodo d’influenza sannita (326 a.C.), Napoli viene conquistata dalla potenza sempre più crescente di Roma. Nonostante questo, Napoli mantenne fortemente l’impronta greca e questo contribuì ad aumentare il suo fascino agli occhi dei romani, che spesso la scelsero come meta per perfezionare i propri studi e, attratti dal clima mite, per erigere numerose ville. Tra le più rinomate bisogna ricordare quella di Lucullo (ora Castel dell’Ovo) dove morì l’ultimo imperatore romano d’Occidente, Romolo Augustolo. Anche Virgilio vi si stabilì per un periodo e vi trovò sepoltura. Dopo alcune scelte politiche sbagliate (Napoli si schiera con Mario nella guerra civile del 82 a.C. vinta invece da Silla) e dopo l’eruzione vulcanica, che nel 79 a.C. distrusse Pompei, Ercolano e Stabia, si accentuò il declino economico di tutta l’area. Il cristianesimo fece sentire molto presto la sua influenza su Napoli, nonostante le molte persecuzioni a cui diversi imperatori romani sottoposero la città. Tra i martiri un posto particolare va al leggendario vescovo di Benevento, Gennaro, decapitato a Pozzuoli intorno al 305. Secondo la tradizione una donna raccolse il suo sangue e ne fece dono all’episcopato. Da quel momento, tre volte all’anno, il sangue del santo si liquefà. Dal 350 l’impianto urbanistico romano viene ad essere progressivamente modificato dalla costruzione di chiese e monasteri. Alla fine dell’Impero romano d’Occidente la città passa dal dominio dei Goti a quello dei Bizantini in seguito alla conquista di Belisario, generale dell’Impero Romano d’Oriente. Ma anche sotto i Bizantini rimane relativamente autonoma, costituendosi in Ducato dal 763 al 1139. Sono anche gli anni in cui viene spesso minacciata dai Longobardi e dai pirati saraceni, ma riesce ciononostante a preservare la floridezza delle sue rotte economiche. Nel 1137 viene chiamata, a difesa dai barbari, la dinastia Normanna che apporta numerosi benefici alla città. Ma nel 1197, dopo una serie di sconfitte, Napoli passa alla casata degli Svevi, ed in particolare a Federico II, uno dei più illuminati regnanti della sua storia. Federico II la riporta ad essere una città regia, ne ricostruisce le mura, ne fa rinforzare i castelli e soprattutto inaugura una politica di grande apertura culturale che sfocia nel1224 nella fondazione dello Studio Generale, oggi Università degli Studi di Federico II. Con l’invasione dell’Italia meridionale, nel 1265, Carlo I d’Angiò dà origine alla dominazione angioina su Napoli e la Sicilia. La capitale del Regno viene trasferita a Napoli nel 1282. Pochi anni dopo, la rivolta dei Vespri Siciliani e la guerra che ne segue, limita il regno di Carlo d’Angiò ai soli domini napoletani, lasciando la Sicilia in mano agli aragonesi. Il periodo angioino diede complessivamente impulso alle attività commerciali ed artigiane stimolando anche un forte incremento demografico. Ferventi cattolici, i nuovi regnanti fecero costruire molte chiese, monasteri e castelli. In particolare a Carlo si deve la costruzione di Castel Nuovo mentre Castel S. Elmo è impresa di un suo successore Roberto. Dopo Carlo I, Carlo II e Roberto, al trono sale infine una donna, Giovanna. Nel 1441 la città passa ad Alfonso I d’Aragona fino al 1458, quando gli succede il figlio Ferrante. In seguito alle non poche difficoltà che Ferrante deve affrontare per resistere alle mire francesi, la Spagna interviene direttamente istituendo nel 1503 un vicereame. In seguito al malcontento popolare e all’autoritarismo dei viceré spagnoli, nel 1647 scoppia un’insurrezione capeggiata da Tommaso Aiello ( detto Masaniello). Il periodo buio continua con un’epidemia di peste che nel 1656 diminuisce di circa un terzo la popolazione della città. Dal 1707 al 1724 la città passa agli Asburgo d’Austria, scacciati infine dall’Italia meridionale da Carlo di Borbone. I Borbone rendono nuovamente Napoli capitale di un Regno autonomo. Carlo III inaugura un periodo di costruzioni monumentali: nel 1737 viene edificato il Teatro S. Carlo, viene restaurato Palazzo Reale, e si iniziano i lavori di altre due residenze reali, la Reggia di Capodimonte e la Villa di Portici. Un anno dopo si dà il via alla costruzione dei parchi archeologici di Pompei ed Ercolano. Notevole è anche la realizzazione dell’imponente Albergo dei Poveri, la costruzione più grande del Mezzogiorno. Ma l’opera architettonica più grandiosa a cui si dedica il re è la costruzione della Reggia di Caserta. La reggia, su progetto del Vanvitelli, avrebbe dovuto competere con la sfarzosa reggia di Versailles. Molte delle opere iniziate da Carlo furono poi portate a termine dal suo successore Ferdinando IV. Nel frattempo gli ideali rivoluzionari dell’epoca illuminista penetrano nella città e sfociano nel 1799 nella costituzione della Repubblica partenopea, repressa molto duramente. Ferdinando rientra in città, ma nel 1806 questa viene occupata dai francesi e assegnata prima a Giuseppe Bonaparte e poi a Gioacchino Murat. Con il Congresso di Vienna ritorna finalmente ai Borbone come Regno delle due Sicilie. I moti insurrezionali rimangono però attivi (insurrezione del 1820-21 e 48) fino all’occupazione Garibaldina.
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