PompeiIntorno alla metà del ‘700 in modo del tutto fortuito, come spesso accade in questi casi, iniziano gli scavi nell’area dell’antica città romana, tra l’altro in forma di ruberie degli oggetti preziosi che era possibile trovare facilmente ricoprendo velocemente le tracce. In forma più scientifica e consapevole, al volgere del secolo cominciano alcuni studi archeologici, già da tempo in atto a Ercolano, sulla scia del ritrovato amore per la classicità e del neoclassicismo. Infatti, la giovane aristocrazia d’Europa compiva Grand Tour di formazione culturale in Italia e in Grecia, le patrie indiscusse della civiltà classica. Amedeo Maiuri diviene direttore dei lavori negli anni Venti di questo secolo e lo rimane fino agli anni Sessanta; sostanzialmente al suo operato si deve il quadro che oggi si offre al visitatore. Ad una prima fase durante la quale sono stati messi in luce quasi i tre quarti dell’intero tessuto cittadino sono seguite fasi più lente di restauro e protezione dei reperti. La suggestione del luogo è indubbia, soprattutto se associata alla lettura di alcuni autori classici che rievocano la catastrofe dell’esplosione del 79 d.C. e la distruzione di un’intera città, abitata e vitale in tutti i suoi aspetti, improvvisamente ricoperta da un’ondata di lava. L’attimo è stato fermato alcune volte in modo tragico, ricordiamo i molti calchi in gesso dei corpi in fuga, altre volte fornendo indizi sulla vita del tempo, che altrimenti si sarebbero sfumati e persi. Il valore della testimonianza è notevolmente accresciuto dalla qualità e dallo stato di conservazione dei ritrovamenti, che hanno permesso di ricostruire un quadro molto completo della vita di Pompei. La città si sviluppa su un tavolato lavico, ai piedi del Vesuvio e ha costituito un importante centro commerciale della zona, con due vie di comunicazione quali il mare e il fiume Sarno, ai tempi navigabile. Il nucleo più antico della città risale addirittura al VI secolo a.C. Il tracciato ha uno sviluppo ortogonale tipico del decumano romano ed è racchiuso da una cinta muraria e da alcune porte di accesso. Dall’ingresso attraverso porta Marina si giunge alle Terme, al Tempio di Venere e quindi al Foro, centro vitale della città, dove si trovano alcuni templi e edifici pubblici dedicati all’amministrazione, quale ad esempio la Basilica. Il percorso si snoda poi lungo alcune strade, ad esempio la via di Mercurio, la via Stabiana, la via di Nola, la via Nocera, dove si trovano molte abitazioni identificate con il titolo dei dipinti e dei mosaici che vi sono stati rinvenuti. Molte conservano particolari specifici che sembrano delineare i vari ruoli dei rispettivi abitanti. Così si incontra la casa del banchiere Lucio Cecilio Giocondo, dove sono state rinvenute alcune tavolette cerate e i libri di quietanza; una locanda; un forno per il pane; un postribolo (lupanare); la casa dei gladiatori. Per alcune case è stato possibile risalire al nome dei proprietari: Casa dei Vettii, oppure quella di Lucio Ceio Secondo. La maggior parte comunque rimane legata alle opere rinvenute, come la Casa del Fauno, con il mosaico della battaglia di Adriano, la Casa dell’Orso con un mosaico rappresentante un orso ferito, la Casa del Menandro con dipinti della guerra di Troia o ancora la Casa del Larario con scene dell’Iliade e la Casa di Venere con una Venere nuda su una conchiglia. Numerose le botteghe artigiane e i ‘negozi’: l’attività principale era legata alla lavorazione della lana, che proveniva dalle greggi dell’entroterra, con cui venivano confezionati vestiti. Molte sono le botteghe tipiche della vita cittadina, situate lungo la cosiddetta via dell’abbondanza che costituiva una sorta di centro degli acquisti con taverne dove poter mangiare. Villa dei Misteri, che sorge nella zona nord della città, dal punto di vista decorativo e pittorico è sicuramente il complesso più importante e significativo. Vi è stato trovato un enorme affresco, una megalografia, che ricopre tutte le pareti con un vivace fondo rosso, su cui si stagliano una serie di figure umane a grandezza naturale, in parte copia di un dipinto ellenistico perduto. La copia era una prassi in uso fra i pittori dell’epoca, che possedevano un vasto repertorio di figure che riproducevano snaturandone il contesto e lasciando trasparire tratti, nei volti e nelle vesti, tipici della pittura campana. Molto probabilmente il ciclo raffigura l’iniziazione di una sposa al culto del dio Dioniso. Con tecniche moderne e con l’aiuto dei dipinti si è potuta ricostruire parte dei giardini che abbellivano la città, alcune volte annessi alle ville aristocratiche edificate in periferia per poter sfruttare grandi appezzamenti. Erano costituiti da aiuole con un prevalente disegno geometrico circondate da una recinzione di bambù e vi venivano coltivati ginepri, rose e ciliegi. La vivacità della vita culturale e sociale di Pompei è testimoniata dalla presenza di un Anfiteatro, di un Teatro grande, dell’Odeon e perfino di una Palestra, oltre che delle Terme naturalmente, rito indiscusso della vita romana. Infine, la visita conduce ai sepolcri monumentali e quasi intatti, posti lungo la Via dei Sepolcri e interessanti soprattutto dal punto di vista artistico.
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