StoriaL’atto di fondazione dell’Aquila è il diploma con il quale Federico II ordina alla popolazione del contado di abbandonare i castelli per costruire il nuovo centro urbano. In seguito la città viene riconosciuta libero comune da Alessandro IV, che nel 1257 vi trasferisce la sede vescovile fino ad allora a Forcona. Rasa al suolo da Manfredi (1259), L’Aquila prospera sotto Carlo I d’Angiò, che la ricostruisce e munisce di fortificazioni. Sorgono così le mura che la tradizione vuole dotate di ottantasei torri. In esse inizialmente vengono aperte solo quattro porte corrispondenti ai “quarti”, i quattro quartieri cittadini tuttora esistenti: Santa Giusta, Santa Maria Paganica, San Pietro a Coppito, San Marciano. Il centro urbano è ulteriormente diviso in rioni, sempre secondo la tradizione 99 come i castelli del contado. Ogni rione possiede una piazza, una chiesa e una fontana. La leggenda delle origini è ancora oggi celebrata dalla Fontana delle 99 cannelle, il monumento simbolo della città. Nel 1294 nella Chiesa di S. Maria di Collemaggio Fra‘ Pietro da Morrone viene eletto papa col nome di Celestino V (rinunciò alla tiara solo dopo quattro mesi), e per l’occasione istituisce l’indulgenza della Perdonanza. Il secolo successivo L’Aquila passa agli Aragonesi, svolgendo un ruolo economico di grande importanza all’interno del Regno delle Due Sicilie. All’inizio del XV secolo la città viene varie volte attaccata da Braccio Fortebraccio da Montone, che intende farne una signoria di sua proprietà. Il Fortebraccio è contrastato e definitivamente vinto in battaglia dagli aquilani capeggiati da Antonuccio Camponeschi, e poco dopo muore per una ferita riportata durante il combattimento. A questo evento storico è legata un’altra leggenda, secondo la quale S. Pietro Celestino, invocato dai cittadini, sarebbe apparso al condottiero ammonendolo di non partecipare allo scontro che gli sarebbe stato fatale. L’episodio è raffigurato nel ciclo di tele dedicato alla vita del santo, conservato in S. Maria di Collemaggio. L’Aquila continua a prosperare per tutto il secolo: incrementa i traffici commerciali di lana, seta e zafferano, conia una propria moneta, ospita una delle prime tipografie italiane, fondata da Adamo da Rotweil, allievo di Gutenberg. Nel 1456 Alfonso I autorizza lo svolgimento delle fiere di S. Pietro Celestino e di S. Bernardino, mentre sotto il regno di Ferrante d’Aragona viene istituito uno Studio simile a quelli di Bologna, Siena, Perugia. La conquista e il saccheggio della città operati dagli Spagnoli capeggiati da Carlo V, i numerosi terremoti e le terribili epidemie del 1503 e del 1505 accelerano il declino che per tutto il XVI secolo caratterizza l’economia aquilana. In particolare, quando nel 1529 Filippo d’Orange infeuda le terre del contado assegnandole ai suoi capitani, la città si vede privata di quel territorio che costituiva la base della sua ricchezza. Vengono apportate anche sostanziali modifiche a livello urbanistico: si abbattono molti edifici per costruire la fortezza che attualmente ospita il Museo Nazionale d’Abruzzo e viene ampliato l’antico Palazzo del Capitano che diventa la residenza di Margherita d’Austria, governatrice della città. Al seguito della sovrana era l'ingegnere militare bolognese Francesco de Marchi, che il 19 agosto 1537 compie la prima ascensione del Gran Sasso dal versante aquilano. Nel 1799 le armate napoleoniche invadono L'Aquila, sequestrano l'oro e l'argento della città e violano le tombe di S. Pietro Celestino e S. Bernardino. Il secolo successivo gli aquilani partecipano ai moti rivoluzionari del ’33, del ’41 e del ’48. Dopo l’Unità d’Italia L’Aquila perde l’antico ruolo di crocevia dei traffici commerciali e il suo centro storico subisce pesanti interventi volti ad adeguare la città alle nuove esigenze amministrative, infrastrutturali ed economiche.
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