S. Stefano Sessanio

Santo Stefano di Sessanio

Di fondazione romana, la località deve parte del proprio nome, Sessanio da Sexantia, ai legami con la vicina Peltinum, fondamentale crocevia dei traffici tra Roma e l'Adriatico, dalla quale distava appunto sei miglia. Nell'Alto Medioevo a Santo Stefano s'insedia una comunità di benedettini, che fonda il Convento di S. Maria del Monte sulla piana di Campo Imperatore, bonifica ampi territori e incentiva la diffusione della pastorizia. Passato in feudo ai Piccolomini, nel 1579 il paese viene ceduto ai Medici, ai quali si deve la costruzione del perimetro difensivo di case-mura e la valorizzazione di alcuni prodotti locali come la lana nera, detta carfagna, che diede inizio al fenomeno della transumanza. Dopo essere entrato a far parte del Regno delle Due Sicilie, con l'Unità d'Italia Santo Stefano di Sessanio diventa Comune. In seguito alla fine della transumanza il paese cade in una grave crisi economica che soprattutto nei dopoguerra spinge la popolazione locale a emigrare. Nel 1974 si è svolta la prima Sagra della Lenticchia, un prodotto tipico coltivato sul territorio comunale, ottenendo un successo insperato.


L'accesso al paese avviene dalla Giudea, uno slargo così chiamato per la Casa Giudiziaria (fine XVI secolo) che vi si affaccia all'imbocco di Via Sotto gli Archi. La casa presenta un bellissimo portone di pietra e nei sotterranei conserva le prigioni. Sulla parte più elevata della Giudea, detta Aia, sostano le anziane del posto per lavorare a maglia o chiaccherare.
Via Sotto gli Archi è un lungo camminamento coperto che termina a Piazza Medicea. Dalla via si diparte la Bucella, uno stretto passaggio (in alcuni punti è largo non più di 30 cm) che conduce a Piazza Capo Castello. Per raggiungere questa piazza si può anche svoltare in Via del Castello, la strada principale del borgo, aperta sulla cresta del colle.


Da Piazza Capo Castello si accede a Piazza S. Caterina, sorta sui resti del Palazzo di Maso Aselli (signore del paese nel '400), dove si trova l'omonima chiesa. Lasciata la piazza si scende a Porta Lorda, in passato accesso principale all'abitato e al Castello; l'ingresso poteva avvenire anche per Porta Medicea.
Via Bragno si stacca da Piazza S. Caterina e porta in Piazza del Comune, quindi in Piazza Medicea, dove un vicolo s'inerpica fino alla zona dominata dalla Chiesa Madre.

 
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