Alla fine del Medioevo e durante il Rinascimento lo Stato Pontificio aveva delegato il governo di Bologna a un gruppo di famiglie senatorie che, facendo leva sulla loro ricchezza, aspiravano a ottenere riconoscimenti pubblici. Tra queste famiglie ricordiamo i Boncompagni, commercianti di stoffa e prestatori di denaro, i Malvezzi che erano banchieri, gli Hercolani, merciai, i Dal Lino, i Malvasia e molti altri. In linea di massima, qualunque fosse la loro condizione originaria, i membri di queste famiglie diventarono tutti banchieri e cambiavalute. Per rendere nota l’ascesa delle loro fortune e per far sentire la loro influenza sulla città, ognuna di queste consorterie intraprendeva la costruzione di un palazzo che si qualificava, appunto, attraverso l’aggettivo "senatorio". Nel Quattrocento, quando i Bentivoglio erano padroni effettivi della città e il Senato esercitava un potere limitato, i palazzi senatori furono modesti e spesso si trattò semplicemente di ampliamenti di abitazioni preesistenti, dove coabitavano diverse famiglie. Quando invece, nel Cinquecento, Giulio II cacciò i Bentivoglio e potenziò la classe senatoria, questa espresse il proprio potere attraverso l’edificazione di palazzi maestosi, con saloni monumentali e cortili ornati di statue. Grande importanza fu data alla facciata, che aveva il compito di rispecchiare la grandiosità e il rilievo politico della famiglia.
I palazzi senatori che ancora oggi possiamo ammirare sono: in Via IV Novembre, Palazzo Marescalchi; in Via Barberia, Palazzo Marescotti; in Via Galliera, Palazzo Felicini oggi Palazzo Calzolari e Palazzo Aldrovandi oggi Palazzo Montanari; in Via San Vitale, Palazzo Fantuzzi; in Strada Maggiore, Palazzo Bargellini; in Via Santo Stefano, Palazzo Isolani, Palazzo Gozzadini e Palazzo Vizzani; in Via Castiglione, Palazzo Bolognetti; in Via D’Azeglio, Palazzo Bevilacqua, Palazzo Campeggi e Palazzo Sanuti; in Via Belmeloro, Palazzo Magnani.
PALAZZO ALDOVRANDI
La famiglia degli Aldrovandi fu chiamata a far parte del Senato nella seconda metà del Quattrocento, sotto il pontificato di Paolo II e mantenne il seggio fino al 1797. Tuttavia il palazzo fu fatto costruire soltanto nel 1725 dal cardinale Pompeo Aldrovandi che si affidò all’architetto Franco Maria Angelini. Il progetto fu maestoso e per poterlo realizzare il cardinale dovette addirittura chiedere al Senato il permesso di inglobare il Vicolo del Corrigo, posto tra il sagrato di Santa Maria e Via San Giorgio. Ottenuto il nulla osta, i lavori procedettero fino alla morte dell’architetto che ne segnò la sospensione. Alfonso Torreggiani riprese l’opera interrotta e la proseguì progettando anche la bella facciata. La morte del cardinale Aldrovandi ridimensionò il progetto originale, ma, nonostante tutto, la realizzazione conserva una certa imponenza. Il palazzo era un vero e proprio museo, grazie alle preziose opere d’arte che la raffinata sensibilità della famiglia Aldrovandi, nel tempo, era venuta collezionando. Purtroppo questa raccolta oggi si trova al British Museum di Londra dove fu trasferita nella seconda metà dell’Ottocento. Non c’è più nemmeno la celebre fabbrica di ceramica cui gli Aldrovandi diedero vita nel XIX secolo. Restano gli splendidi affreschi di Vittorio Maria Bigari a decorare le stanze e gli scaloni e il patrimonio librario della Biblioteca Centrale, ex-Popolare, trasferito a Palazzo Montanari nel 1967.
PALAZZO FELICINI
Il cronista Borselli descrive Palazzo Felicini come "dimora che si conviene a un principe o a un sovrano". La famiglia Felicini esercitò l’attività bancaria e fu una tra le più in vista della città tra il Quattrocento e il Cinquecento. Fu rappresentata in Senato dal 1506 al 1584, anno dopo il quale nessuno dei suoi membri fu più rieletto. Il palazzo che porta il suo nome e che risale al 1497, è un esempio molto ben conservato di architettura del primo Rinascimento bolognese. L’edificio, ricoperto in terracotta, reca al suo interno importanti opere di scuola bolognese; Angelo Michele Colonna dipinse l’antica Cappella di famiglia, mentre le figure dell’Aurora e del Crepuscolo del Piano Nobile sono opera di Domenico Santi e Domenico Maria Canuti. Altri dipinti sono di Giacomo Alboresi. Il Salone d’Onore reca i ritratti dei membri delle famiglie Fibbia, Fabbri e Pallavicini.In seguito al declino della fortuna dei Felicini, il palazzo passò al cardinale Pucci e successivamente alla famiglia Fibbia.